Presentazione dei Villaggi

[Testi tratti dal libro "I casali di Messina. Strutture urbane e patrimonio artistico" , Franco Chillemi, ed. EDAS]

Le quattro Masse

I casali di Massa S. Giorgio, Massa S. Nicola, Massa S. Lucia e Massa S. Giovanni sorgono intorno alla fiumara dei Corsari, nella parte alta del torrente, in una delle zone più accidentate e isolate del territorio di Messina.

La più importante è Massa S. Giorgio, in posizione dominante sul torrente e vicina a Castanea delle Furie; nei pressi sorgeva il monastero basiliano di S. Maria di Massa, cui i villaggi erano legati. Lungo il torrente si trova invece il più piccolo dei casali, Massa S. Nicola, ricco di mulini. Massa S. Lucia e Massa S. Giovanni occupano posizioni dominanti sulle colline verso la fiumara di Tono.

L'Amico conserva il ricordo di una quinta Massa, Massa S. Michele, dalle dimensioni minime, ormai scomparsa e di cui non si resta alcuna memoria sul posto: potrebbe essere stata abbandonata ovvero assorbita da una delle altre Masse senza lasciare tracce per le sue esigue dimensioni.

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Castanea delle Furie

Castanea delle Furie è uno dei casali più importanti di Messina e conserva ancora una complessa struttura urbanistica arricchita da edifici e opere d’arte databili dal tardo Medioevo al Novecento.

L’abitato si sviluppa su un terreno in forte pendenza dalla piazza del Rosario, al riparo di una collina che nasconde la presenza umana verso lo Stretto, con evidenti fini difensivi: una ripida strada principale attraversa questa parte dell’abitato, dove più fitte e antiche appaiono le costruzioni mentre la collina dominante è stata sfruttata nell’Ottocento e nel Novecento per edificare importanti ville patrizie.

Il percorso inizia, per chi viene da Messina, dalla piazzetta innanzi alla chiesa di S. Caterina d'Alessandria, tocca l’antica parrocchiale di S. Giovanni Battista, che rimane appartata con il suo piano, e sfocia con un tracciato irregolare tortuoso nella piazza del Rosario, attuale centro del paese.

Sulla piazza del Rosario convergono altre direttrici che conducono verso il Tirreno lungo il torrente Giudeo e l’importante strada che porta alle Masse e a Faro. Un rilievo collinare chiude l’abitato anche verso il Tirreno, nascondendolo alla vista dal mare e risulta in parte edificato. Appare evidente che Castanea delle Furie era un nevralgico nodo di strade che interessavano l’intero sistema di comunicazioni intorno a Messina, destando giustamente l’interesse dei Cavalieri di Malta.

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Villaggi Peloritani

Salice e Gesso

Il versante tirrenico del territorio rurale

I casali di Salice e Gesso sorgono a monte delle fiumare, rispettivamente, Tarantonio e Gesso e sono accomunati da elementi storici e geografici.

Entrambi si affacciano sul Tirreno e sono dotati di accessi relativamente agevoli al mare lungo i torrenti: ne consegue una dislocazione in posizione eminente e meglio difendibile contro attacchi nemici. A Salice l’abitato è riparato accortamente sfruttando i rilievi naturali mentre Gesso è ben visibile dal mare.

I collegamenti con la città avvenivano attraverso i Peloritani, utilizzando percorsi che partivano dalle Quattro Strade e dalla Portella Castanea. Lo stato di isolamento che derivava da questa situazione è stato solo in parte mitigato, specie per Gesso, dalla ferrovia e dallo svincolo autostradale di Villafranca.

Entrambi i villaggi hanno contribuito a popolare la marina con modesti agglomerati a Marmora e Orto Liuzzo, di recente formazione. Salice e Gesso sono connessi a insediamenti basiliani.

Gesso ha conosciuto un importante sviluppo che lo pone tra i casali più popolati, con una monumentale chiesa parrocchiale e numerosi edifici civili e religiosi di rilievo.

Più modesta è la consistenza di Salice, che tuttavia ha assunto discrete dimensioni e si è dotato di una compagine edilizia di tutto rispetto.

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Salice

Il villaggio di Salice (mimetizzato verso il mare grazie alla presenza della collinetta del Castelluccio) sorge lungo la strada che dal Tirreno porta al Colle di S. Rizzo, seguendo il corso del torrente Tarantonio, alla cui foce si trova il Pastificio De Grazia, importante stabilimento industriale in disuso abbinato a una villa liberty.

Lungo il Tarantonio sorge la Cappella della Madonna delle Grazie, sacello rurale della famiglia Crisafulli: vi si conservava una ottocentesca tela della Madonna col Bambino e le Anime del Purgatorio.

Sulla vetta della collina sorge il cosiddetto Castelluccio, di proprietà della famiglia Mazzeo, noto anche come torre Benini: si tratta di una bassa torretta a pianta quadrata, un tempo coronata da merli.

La costruzione appare relativamente recente, come testimonia l’abbondante uso di laterizi, e potrebbe risalire a fine Ottocento nel suo aspetto attuale. Era usata come cappella e meta di una processione, tuttavia è chiaro che non deve essere sorta come edificio religioso perché priva dei caratteri propri dell’edilizia sacra.

Probabilmente l’adattamento a cappella, con altare di legno da tempo distrutto, è stato successivo alla costruzione. La posizione panoramica, con larga visuale sul mare e sul territorio circostante, induce a identificare nel Castelluccio una possibile posizione di guardia, che forse i costruttori della torretta hanno voluto rievocare.

Oltre il bivio del forte si raggiunge la frazione di Urni, dominata dall’ottocentesca Villa Ainís, residenza della nota famiglia messinese, ridotta in rovina come l’annessa cappellina neogotica.

Da Urni, la strada conduce rapidamente, attraverso le pinete piantate nell’Ottocento per il rimboschimento, alla Portella Castanea, che mette in comunicazione il territorio di Salice con Messina.

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Statua di Sant'Antonio


Gesso

L’abitato di Gesso occupa una magnifica posizione naturalmente difesa e dominante sulla fiumara omonima, che solca col suo vasto alveo i Peloritani, fissando nettamente i confini del territorio di Messina.

La parte terminale è stata segnata dal passaggio della ferrovia con l’importante Galleria dei Peloritani, che collega l’ex stazione di Camaro a quella di Gesso, e con l’imponente Ponte Gallo, grandioso viadotto ferroviario che scavalca il torrente di Gesso. Recenti lavori hanno messo fuori uso le strutture ferroviarie ottocentesche di Gesso e Camaro.

Grandi Cave di gesso si aprono nella zona circostante l’ex Stazione Ferroviaria, nei cui pressi peraltro sono grotte funerarie artificiali di carattere sepolcrale, a testimonianza di una presenza umana remota. Nella vicina Divieto, gli eruditi (sia pure tra molti contrasti) localizzavano il Nauloco, forse basandosi su ritrovamenti casuali di reperti archeologici.

La profonda valle scavata dal torrente assolveva a una importante funzione agevolando lo scavalcamento dei Peloritani e portando verso il Colle S. Rizzo e le Quattro Strade: queste caratteristiche naturali devono aver garantito la frequentazione umana fin dalla più remota antichità.

Poco a monte della ex stazione, il toponimo Contrada S. Gregorio conserva il ricordo di un importante Monastero basiliano di S. Gregorio Magno, fondato nel 1101 e più volte citato nei secoli successivi: nel 1469 fu nominato suo abate commendatario Nicola Campagna; nel 1742 era in funzione con una piccola chiesa.

Il monastero fu distrutto a causa del passaggio della ferrovia nelle sue immediate adiacenze.

Alcuni importanti cimeli sono stati recuperati e conservati nella nuova chiesa parrocchiale di S. Gregorio Magno a Divieto, abitato che dovette intrattenere relazioni col monastero.

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Casali Peloritani

Borghi Marinari

Non meno importanti sono i villaggi marinari: Acqualadrone - Orto Liuzzo - Piano Torre - Rodia - San Saba

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