Carnevale 2025 a Castanea delle Furie


📍 Dal secolo scorso, a più riprese, si è sempre festeggiato il Carnevale a Castanea.

📍 Conserviamo negli archivi la foto di Ninai Bottari, scattata nei primi decenni del Novecento, che ritrae la piazza del SS. Rosario gremita con in bella vista un cartellone che descrive la marcia suonata dalla banda: A marcia du paparaggianni!

📍 Ci raccontano i nonni che si ballava dalla sera di Giovedì Grasso fino a Martedì nelle varie sale approntate per l'evento. Ricordiamo la Sala Verdi con le serate e l'elezione della Miss Reginetta e damigelle organizzate dal Corpo Musicale e poi il grande Carnevale che fino alle soglie degli anni Novanta, organizzato dalla Polisportiva Castanea, richiamava tantissime persone. Le serate degli Amici del Tennis al Grande Olimpo e poi organizzate dalla Società Operaia e così via. Dall'appello pubblico di una riunione, si mantiene la sfilata nella quale la Giovanna d'Arco, come avviene per il presepe, accoglie le richieste e si mette in gioco.

📍 Nei primi decenni del Novecento il grande Padre Leonardo così scriveva sul Carnevale:

"Vi sono anche fra di noi di coloro che si intendono di poesia. Son per lo più contadini, i quali ricevettero da natura il dono di improvvisare in versi. Tali improvvisate le sogliono fare specialmente in tempo di Carnevale, quando vestiti da Arlecchini o sotto altre forme vanno in giro per il paese accompagnati da chitarre, mandolini e dal popolo e cantano versi alludendo ora a un fatto, ora a una persona, ora alla condizione o ad altro. Sempre destano l’ilarità. I versi sempre si basano sopra un vegetale, la cui finale deve sempre consonare o fare rima con la finale dell’ultimo verso. Ne riproduciamo qualcuno."

Ciuri di pipi, m’aviti a dari vinu ‘nte cannati,
si no stu jornu moru di la siti.

E così essi proseguono di casa in casa riportando sempre gli stessi trionfi e gli stessi doni, che consistono o in denaro o, come dicono essi, in pignulata, cannulicchia, marena e marbacìa. Alcune volte, se non restano soddisfatti dell’accoglienza ricevuta, non mancano di imprecare."

[Giovanni Quartarone]

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